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Ieri pomeriggio Andrew Keen ha intrattenuto la platea del Convivium presentando Digital Vertigo, un libro che spiega i Social Media e il mondo Digitale con un approccio molto critico. Gli abbiamo fatto alcune domande che hanno ricevuto delle risposte molto interessanti: 

Andrew, il titolo del tuo libro, Digital Vertigo, prende spunto da un celebre film di Alfred Hitchcock: qual è il significato di questa relazione?

C’è una relazione molto forte tra il mio libro e il film di Hitchcock, che ho scritto proprio in onore del film. Il protagonista della pellicola si ritrova a vivere un incubo, o meglio, una situazione oscura, che io assimilo a quello che stiamo vivendo nel nostro tempo in cui crediamo di avere totale e pieno controllo delle tecnologie che utilizziamo ogni giorno, ma  finiamo col diventare il prodotto di noi stessi e con l’essere “impacchettati” a dovere. In questo senso, la nostra vita sta diventando come il film di Hitchcock, Vertigo. 

Nel tuo libro descrivi il futuro raccontandolo più come un “inferno” che come un “paradiso”, usando le tue stesse parole. Quali sono gli ostacoli più grandi alla libertà individuale nell’era del networking e della condivisione?

Andiamo a perdere la nostra vita privata perché continuiamo a vivere in un universo pubblico, quindi viene meno un aspetto umano di noi stessi che è fondamentale. Non è come in “1984” di Orwell, dove si diventa prigionieri di un Grande Fratello, è molto peggio: diventiamo prigionieri della nostra stessa prigione, fatta di specchi dove è possibile vedere solo noi stessi. 

Parlando di Facebook, Twitter e dei principali social media usi l’espressione “narcisismo digitale”. Esiste una sorta di ricetta per vivere queste piattaforme nel modo migliore senza lasciarsi rapire dalla “grande seduzione del social”?

Si, esiste. Credo che se usassimo questi strumenti digitali con più attenzione e responsabilità potremmo proteggere noi stessi maggiormente. Abbiamo bisogno di utilizzare i Social Media in modo più sofisticato di quanto stiamo facendo ora. Spesso i brand adottano politiche confusionarie nella stesura della privacy per le loro piattaforma, ma noi dobbiamo educare ed educarci nel prestare più attenzione a questo aspetto e capire che è una nostra responsabilità capire a fondo i termini e le condizioni di un servizio, prima di accettarlo. 

Grazie Andrew Keen 

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